REFERENDUM, VINCE IL NO. PIACENZA IN CONTROTENDENZA: IN TUTTI I COMUNI VITTORIA DEL SI’

Il primo dato che salta all’occhio, riguardo al referendum sulla giustizia, è certamente quello dell’affluenza che, dopo intere tornate elettorali all’insegna dell’astensionismo, torna ad essere incoraggiante e significativo. A livello nazionale la percentuale di affluenza è stata del 58,93%, l’Emilia Romagna la regione dove si è votato di più con una percentuale del 66,67%. Il risultato finale ha visto la vittoria del No con il 54,3% e il Sì al 45,7%.

In provincia di Piacenza invece la situazione è praticamente ribaltata: secondo i dati definitivi, il Sì ha ottenuto 74.162 voti (56,16%) contro i 57.900 del No (43,84%). Anche nel comune di Piacenza ha vinto il Sì col 51,26% (23.630 voti), mentre il No si è fermato al 48,74% (22.466 voti). In tutti i comuni della provincia di Piacenza ha vinto il Sì, in alcuni caso con una maggioranza netta.

Questo il dettaglio delle 105 sezioni del Comune di Piacenza: su 72518 elettori totali hanno votato 46335; le schede bianche sono state 96, quelle nulle 143; i voti favorevoli alla riforma 23630, quelli contrari 22466.

 

NIDI D’INFANZIA: 892 POSTI DISPONIBILI. DA SETTEMBRE RIAPRIRANNO GLI ASILI ASTAMBLAM E GIRASOLE

Sono 892 i posti negli asili nidi della città, a partire dal prossimo settembre. Un risultato di cui l’amministrazione va decisamente fiera, considerata la domanda da parte delle famiglie. Quasi 900 posti dunque, che comprendono anche i 120 dei nidi Astamblam di via Guarnaschelli e Girasole di via Sarmato che riapriranno le porte da settembre, completamente rinnovati. Spazi ampi e luminosi resi praticamente nuovi grazi ai finanziamenti Pnrr che l’amministrazione ha deciso di utilizzare nel 2022.
In quell’anno, per supplire alla mancanza dei posti dei due nidi in ristrutturazione, furono messi a disposizione altre strutture come l’asilo Mirra, il nido di Borghetto poi trasferito alla Cervini, il Vallera, il Nostra Signora di Lourdes; posti che oggi resteranno e andranno ad incrementare l’offerta disponibile. Un incremento che dall’inizio del mandato arriva ad un saldo di 69 posti. Le iscrizioni sono aperte dal 24 marzo al 24 aprile; sabato 28 marzo è previsto l’open day in tutte le strutture pubbliche e convenzionate dalle 9,30 alle 18,30 ad accesso libero. Entro il 15 giugno saranno disponibili le graduatorie definitive.

GIULIA: “LO SPORT MI HA FATTO CAPIRE CHE VALEVA ANCORA LA PENA VIVERE”

Nella vita di Giulia c’è un prima e un dopo. In mezzo c’è un incidente che, in un battito di ciglia, le ha stravolto l’esistenza. Eppure oggi, a quasi tre anni da quella sera, dice di essere sempre la stessa; ed è così perché intatte sono rimaste la determinazione e la perseveranza proprie di un’atleta. Giulia Gardani è tennista e maestra federale di tennis, questo sport ha sempre fatto parte di lei, fin da bambina. Poi nella notte tra il 21 e 22 agosto del 2023 una macchina impazzita l’ha travolta, ad un semaforo, insieme ad altri sette turisti a New York. Al volante c’era una giovane donna che sentiva voci, oggi ricoverata in un ospedale psichiatrico. Era l’ultimo giorno del viaggio di nozze di Giulia e Matteo, la sera prima del rientro in Italia. La sua vita da quella notte non è più la stessa, e per lei inizia la partita più difficile; quella di riprendere faticosamente il contatto con il proprio corpo. Il giornalista piacentino Thomas Trenchi, che l’ha conosciuta dopo l’incontro con Jannik Sinner alle ATP Finals di Torino, ha scritto il libro Giulia. Quel rovescio all’incrocio, appena pubblicato da Officine Gutenberg. La prima presentazione al Teatro dei Filodrammatici con il giornalista Marcello Pollastri.

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UNA PIANTA IN RICORDO DI STEFANO FORLINI, STORICO RAPPRESENTANTE DEI VERDI

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa della significativa iniziativa che hanno pensato e realizzato gli amici di Stefano Forlini, storico rappresentante dei Verdi di Piacenza, scomparso lo scorso settembre.

Non è solo un albero quello che abbiamo piantato oggi. Lo abbiamo piantato vicino alla casa di un amico che ci ha lasciati lo scorso settembre: Stefano Forlini storico rappresentate dei Verdi di Piacenza fin dai loro esordi nel panorama politico italiano e da allora da lui sempre rappresentati con assidua costanza e umanità. Stefano che per qualcuno di noi è stato amico fraterno. Per altri artefice di impegno concreto e continuo in favore dell’ambiente. Per altri ancora che han seguito il suo esempio, simbolo di un sentiero che seppur impegnativo, tortuoso e controcorrente, necessita di essere percorso per poter salvaguardare la natura che ci circonda da un futuro sempre più incerto e sempre meno attento all’importanza della tutela ambientale.

Ci è sembrato naturale, trovarci in questo giardino e ricordarlo con un albero, una paulownia per l’esattezza, che oltre a produrre dei bellissimi grappoli di fiori violetti, è, fra le tante essenze arboree, quella che riesce ad immagazzinare la maggior quantità di anidride carbonica. Oggi è il 21 di marzo, equinozio e primo giorno di primavera. Periodo dell’anno nel quale la natura si risveglia in tutta la sua ricchezza e in tutte le sue forme ed è difficile rimanere indifferenti a questa esplosione di colori. Ed è per questo che abbiamo scelto proprio l’inizio della primavera per trovarci e piantare questo albero. Una giornata ricca di simboli, che ci ha lasciato in eredità Stefano, che vorremmo consegnare a tutta la città e ai suoi cittadini.

Il senso dell’impegno di Stefano è stato quello di non rimanere indifferente, di ritenere la terra su cui viviamo davvero come se ci fosse lasciata in prestito dai nostro figli e come tale tutelarla, preservarla e proteggerla. Le piante sono la vera ricchezza che possediamo per donarci un futuro, per darci, nel vero senso del termine, un respiro vitale, e per custodire la memoria del tempo e degli amici, come Stefano, che ci han lasciato ma che continuano a vivere accanto a noi. E il gruppo di amici e rappresentanti dei Verdi di Piacenza, che desideriamo possa essere sempre più numeroso, non solo cercherà di preservare la memoria di un amico, ma di portare avanti le idee e l’esempio di Stefano.

VIA MASCARETTI: L’IMMOBILE PASSERA’ AL COMUNE SE NON CESSERANNO LE ATTIVITA’ DI CULTO. SORESI “ERA ORA, MA L’ORDINANZA ESISTEVA GIA'”

L’immobile privato di via Mascaretti tornerà al Comune se non cesseranno le attività di culto incompatibili con la destinazione d’uso. Lo annuncia l’amministrazione in una nota che definisce l’ordinanza odierna una “svolta concreta. Il Comune interviene su una vicenda aperta da oltre quattordici anni: l’utilizzo di un immobile nato come laboratorio e magazzino e progressivamente trasformato in un luogo di culto, con una presenza organizzata e continuativa di persone. Una situazione più volte segnalata dai residenti e accertata anche sul piano amministrativo e giudiziario.

Il provvedimento adottato segna un cambio di passo netto. Per la prima volta, infatti, la situazione viene qualificata come abuso edilizio strutturale e non più soltanto come uso non conforme. È un passaggio tecnico ma decisivo perché consente di attivare strumenti molto più incisivi, fino a prevedere, in caso di mancato rispetto dell’ordinanza, l’acquisizione dell’immobile al patrimonio pubblico. In altre parole: se entro 90 giorni non non verrà ripristinato lo stato legittimo dei luoghi, lo stabile diventerà automaticamente di proprietà del Comune senza alcun costo per l’ente.

Per arrivare a questo risultato è stato necessario un lavoro approfondito da parte degli uffici comunali. “Come sempre, per fare le cose bene è necessario prima studiarle al meglio – commenta la sindaca Katia Tarasconi – E in questa vicenda, che arriva da lontano e attraversa varie amministrazioni, ricostruire gli atti e tutti i passaggi è stato particolarmente complesso. Oggi siamo in grado di attivarci grazie al quadro normativo consolidato e grazie agli esiti del contenzioso. È su questa base che l’amministrazione ha costruito un provvedimento solido, efficace, con un’impostazione giuridica totalmente diversa”.

La nuova ordinanza si basa infatti su una ricostruzione puntuale che evidenzia come il cambio di destinazione d’uso dell’immobile sia avvenuto senza il necessario titolo abilitativo, configurando così un abuso edilizio a tutti gli effetti. Da qui discende l’ordine di cessazione dell’utilizzo come luogo di culto e il ripristino dello stato legittimo dei luoghi entro tre mesi, con conseguenze automatiche in caso di inottemperanza.

La vicenda, come si diceva, ha origini lontane. L’immobile di via Mascaretti – che è di proprietà privata – nasce con una destinazione produttiva, ma già dal 2012 emergono utilizzi difformi, con attività di culto e una presenza significativa e organizzata di persone. Il Comune interviene più volte con diffide nel 2013 e nel 2015, seguite da ulteriori richiami nel 2016, fino all’ordinanza del 2018 che impone la cessazione dell’uso come luogo di culto.

A quella fase segue il contenzioso amministrativo, che si conclude con due pronunciamenti chiari: il TAR nel 2022 e, più recentemente, il Consiglio di Stato nel 2025 confermano la legittimità dell’azione del Comune, accertando in modo inequivocabile l’utilizzo continuativo dell’immobile come luogo di culto e la sua incompatibilità con la disciplina urbanistica vigente. Le sentenze ribadiscono inoltre un principio fondamentale: la libertà di culto è pienamente garantita, ma deve esercitarsi nel rispetto delle regole urbanistiche e delle condizioni di sicurezza.

È proprio rispetto a questo percorso che emerge con chiarezza la differenza tra l’impostazione seguita in passato e quella adottata oggi. I provvedimenti precedenti, e in particolare l’ordinanza del 2018, si fondavano infatti su un inquadramento legato all’assenza o all’inadeguatezza del titolo edilizio dichiarato, con conseguenze prevalentemente sanzionatorie e con un’efficacia limitata sul piano operativo. La nuova ordinanza, invece, introduce una qualificazione giuridica completamente diversa: non più una semplice irregolarità, ma un intervento realizzato in assenza di permesso di costruire. È un salto decisivo, perché consente di attivare strumenti molto più incisivi e con esiti automatici.

“Il problema non riguarda il culto islamico – sottolinea la sindaca – ma riguarda l’incompatibilità di quell’immobile con la sua trasformazione stabile in luogo di culto, qualsiasi esso sia”.

Pronta la reazione della consigliera Sara Soresi che ha più volte sollevato il tema; sul profilo Facebook commenta “meglio tardi che mai, risale ad una settimana fa la mia interrogazione dove chiedo la chiusura dell’immobile e faccio presente che in questi anni ci sono stati pochissimi controlli e una sola contravvenzione; l’ordinanza già esisteva (dal 2018) è già consentiva la risoluzione del problema, semplicemente mediante la chiusura; infine – chiede retoricamente Soresi – sarà una casualità che proprio ieri è arrivata a Piacenza una troupe televisiva di Mediaset per un servizio proprio sulla moschea abusiva di via Mascaretti?”

PIAZZA CITTADELLA, APP “PERCORSO PARTECIPATIVO DA VALORIZZARE SENZA RETROPENSIERI”

Il percorso partecipativo che si sta avviando per la riqualificazione di piazza Cittadella continua a suscitare le reazioni delle politica locale. In particolare Alternativa per Piacenza, per mezzo del presidente Luigi Rabuffi, non è d’accordo chi ha già osteggiato il percorso riferendosi, in particolare, ai colleghi dell’opposizione che hanno definito il percorso “illeggibile, ritenendolo fumo negli occhi. Quasi truffaldino. Alternativa per Piacenza non è d’accordo con queste valutazioni. La partecipazione dei cittadini alle scelte di una Comunità merita sempre rispetto e deve essere valorizzata senza retropensieri.
Immaginare che questo percorso partecipativo serva solo a coprire colpe e responsabilità pregresse appare una preoccupazione strumentale. Un alibi al disimpegno. Una giustificazione all’indifferenza.

Nessuna amnesia potrà mai cancellare quanto avvenuto in questi anni. Ci penseranno i giudici, con le loro sentenze, a ricordarci le colpe e le responsabilità amministrative e politiche di chi ha “giocato”, al tavolo di Piazza Cittadella, una partita durante la quale – tra “bluff” spudorati, rilanci “al buio”, pistole fumanti e silenzi accomodanti – abbiamo visto e sentito di tutto.
In attesa che si “girino finalmente le carte” (e a farlo saranno i giudici, con le loro sentenze definitive), a noi cittadini spetta il compito di arricchire quel capitolo partecipativo in un contesto, Piazza Cittadella, certamente violentato dalle motoseghe, certamente devastato dalle ruspe, sicuramente offeso dalla protervia di alcuni protagonisti, ma che rappresenta sempre il cuore della nostra città.
Anticamera di Palazzo Farnese. Nobile corridoio verso le Scuderie di Maria Luigia e Chiesa del Carmine. Concentrato di storia, arte e cultura. Dal valore immenso. Da riconquistare, non certo da abbandonare. Per questi motivi, Alternativa per Piacenza ha presentato, qualche mese fa, una specifica mozione in Consiglio Comunale chiedendo l’avvio di un percorso di vera e leale partecipazione finalizzato a scrivere un nuovo capitolo, a garanzia di piazza Cittadella. Dove il finale, l’auspicato finale scritto insieme a tutto coloro che amano e vivono Piacenza, obbligherà i prossimi inquilini di Palazzo Mercanti
a rispettare, al netto delle pronunce giudiziarie, la volontà dei cittadini.
Non cogliere questa opportunità ci appare una grande occasione persa.

ASTRA PASSA A LEONARDO, PAPAMARENGHI “LA SINDACA INFORMI LA CITTA’ DI QUESTA OPERAIZONE”

La notizia di acquisizione di Leonardo spa della piacentina Astra, insieme al comparto difesa di Iveco Group, ha spinto il consigliere della civica di centro destra Jonathan Papamarenghi a presentare alla giunta una interrogazione urgente “affinché il consiglio comunale e la città siano resi edotti dello scenario presente e futuro legato all’operazione in questione, considerata la centralità dell’azienda per l’intero territorio” scrive il consigliere.

Attualmente l’organico Astra è di circa 500 persone. Dal 2022 l’azienda piacentina è integrata in Iveco Group e da questo gruppo industriale à avvenuto lo scorporo di Astra e della divisione Iveco Defence Vehicles (IDV) per essere cedute, con l’operazione appena autorizzata, a Leonardo per 1.6 miliardi di euro. A questo scenario già rivoluzionario si aggiunge la prospettiva, tutt’altro che remota, di un’alleanza con i tedeschi di Rheinmetall finalizzata alla fornitura di mezzi corazzati all’Esercito Italiano per veicoli le cui operazioni di assemblaggio dono essere svolte prioritariamente in Italia ma il cui brevetto è proprio tedesco.

Oltre alla sfida industriale – sottolinea Papamarenghi – sarà importante il passaggio con il mondo sindacale sul piano dei diritti dei lavoratori del ramo ceduto; lavoratori che non devono veder cadere sulle loro spalle l’ennesima scelta riorganizzativa, anche in considerazione del fatto che essi arrivano da inquadramenti con Contratti Collettivi Specifici del Lavoro diversi da quanto applicato invece in Leonardo, dove si adotta il contratto nazionale metalmeccanici. Seppur i diritti acquisiti saranno certamente tutelati, resteranno da gestire le differenze tra i contratti che sarà necessario affrontare.

Considerati tutti questi aspetti che coinvolgono in modo profondo sia il tessuto produttivo ed economico di Piacenza che diverse centinaia di famiglie di lavoratori legati alla storica azienda, il consigliere della civica di centro destra chiede che la sindaca aggiorni il consiglio su quanto sta avvenendo e sulle interlocuzioni che sta mantenendo in queste importanti fasi.

CITTADELLA, PD: “SI APRE IL CONFRONTO CON LA CITTA’, MA IL CENTRO DESTRA ABBANDONA L’AULA. FDI “LA PARTECIPAZIONE NON SI IMPROVVISA”

“Si apre il confronto con la città su piazza Cittadella, ma il centrodestra abbandona l’aula e sceglie ancora la polemica” scrivono le segretarie cittadine e provinciali del PD. E il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia risponde “la partecipazione non si improvvisa a valle di decisioni già assunte e di un iter amministrativo ormai compromesso: se davvero si voleva coinvolgere la città, andava fatto fin dall’inizio e non quando ormai le criticità, da noi denunciate da tempo, sono ormai sotto gli occhi di tutti”.

“Piazza Cittadella è al centro del dibattito cittadino da molti anni – scrive il PD in una nota –  proprio per questo la scelta dell’Amministrazione di aprire oggi un percorso partecipativo rappresenta un passaggio importante: significa coinvolgere la città, spiegare con trasparenza il quadro entro cui si muove il progetto e costruire insieme ai cittadini una visione condivisa della piazza. Oggi si apre una fase nuova; ed è questo il punto politico decisivo.
La scelta di attivare un percorso partecipativo rappresenta un cambio di passo concreto: non una resa, ma un atto di responsabilità e di apertura. Significa riconoscere che, dentro un quadro complesso, esiste ancora spazio per migliorare, per ascoltare, per spiegare i vincoli che esistono su quell’area e per costruire insieme ai cittadini una visione condivisa della piazza.

Quando si apre uno spazio di partecipazione, la cosa più naturale dovrebbe essere restare, ascoltare, fare domande e portare contributi. Lasciare l’aula, come hanno fatto  alcuni esponenti del centrodestra, significa invece rinunciare al confronto per trasformare anche questa occasione nell’ennesima polemica che, soprattutto se semplicistica, distorce la realtà e non aiuta Piacenza. La partecipazione, invece, si. Per questo riteniamo che questo sia il momento di superare le contrapposizioni sterili e concentrarsi su ciò che conta davvero: dare alla città uno spazio pubblico migliore, più vivibile, più condiviso.
Il percorso è aperto. La città ha l’occasione di costruire insieme il percorso di piazza cittadella”.

“Le dichiarazioni del Partito Democratico sul c.d. “percorso partecipativo” relativo a Piazza Cittadella risultano non solo tardive, ma profondamente strumentali – risponde il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia – definire questa iniziativa come l’apertura di una “fase nuova” è semplicemente non credibile.

La partecipazione non si improvvisa a valle di decisioni già assunte e di un iter amministrativo ormai compromesso: se davvero si voleva coinvolgere la città, andava fatto fin dall’inizio e non quando ormai le criticità, da noi denunciate da tempo, sono ormai sotto gli occhi di tutti. Colpisce inoltre l’evidente incoerenza di chi oggi richiama il valore del confronto pubblico, mentre in altri progetti significativi per la città – come l’ex Manifattura Tabacchi ed il polisportivo – sono state apportate modifiche, anche sostanziali, senza un analogo percorso partecipato né una reale attenzione alle posizioni dei cittadini. Due pesi e due misure che smentiscono nei fatti la narrazione proposta.

Riteniamo altresì inopportuno avviare incontri pubblici e momenti di confronto su un progetto che è oggetto di contenziosi giudiziari tuttora pendenti e che insiste su un’area di cui il Comune, allo stato attuale, non ha disponibilità. In questo contesto, iniziative di questo tipo, rischiano di risultare non solo inefficaci, ma anche potenzialmente interferenti rispetto alle procedure in corso. Resta poi una domanda politica, a cui nessuno ha dato risposta: come si giustifica l’impiego di circa 100 mila euro di risorse pubbliche per un percorso partecipativo su un progetto che, ad oggi, non ha alcuna certezza di realizzazione?
Di fronte a questo quadro, la nostra scelta di non partecipare, non è affatto una fuga dal confronto, ma un atto di serietà e coerenza: non intendiamo prestare il fianco ad operazioni di facciata che rischiano di trasformare la partecipazione in uno strumento di legittimazione di un iter che, fino ad oggi, ha dimostrato gravi limiti e risultati fallimentari.
Questa iniziativa appare un evidente tentativo di distogliere l’attenzione dalle scelte discutibili e improvvide compiute finora su questa vicenda, costruendo una narrazione che non corrisponde alla realtà dei fatti. Ribadiamo che il confronto vero si costruisce con trasparenza, tempestività e rispetto dei cittadini, non con iniziative tardive e prive dei presupposti concreti per incidere davvero sulle scelte”.

 

RIAPERTO IL PONTE SUL NURE, SALVINI: “ABBIAMO TUTTO IL TERRITORIO PIACENTINO SOTTO CONTROLLO”

“Volere è potere” così il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini ha concluso l’intervento dal palchetto montato sul ponte sul Nure nel giorno dedicato alla sua riapertura alla circolazione.
Un bel segnale per il territorio, è stato il refrain di amministratori e tecnici, un ottimo lavoro che ha restituito alla provincia un’opera di snodo fondamentale, nel rispetto dei tempi del cronoprogramma, sei mesi dal 15 settembre scorso.

Resteranno le corse ferroviarie aggiuntive, che si assesteranno a 27 anche con la riapertura del ponte; una decisione frutto dell’esponenziale aumento di cittadini che in questo mesi hanno deciso di utilizzare il treno per gli spostamenti, passato da 800 a 8mila. E poi il Frecciarossa che, come ha confermato il ministro Salvini, resterà il collegamento serale diretto tra Roma e Piacenza.

Ma non c’è solo il nuovo ponte sul Nure; il ministro assicura che “tutto il territorio piacentino è sotto controllo”: dall’ammodernamento della Ss 45 dove nel tratto Perino-Cernusca è in corso un esproprio, fino alla tangenziale di Giovanni dove potrebbe arrivare un commissario per velocizzare le procedure, anche entro l’estate.

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IN PROVINCIA IL TAVOLO PER GLI ORFANI DI FEMMINICIDIO. “OCCORRE CONSOLIDARE LA RETE DI SOSTEGNO E LA CONSAPEVOLEZZA COLLETTIVA”

“Oltre il silenzio: impegno istituzionale e tutele legislative per le donne e gli orfani di femminicidio”: è il titolo del convegno che si è svolto in Provincia su iniziativa del Tavolo provinciale contro la violenza alle donne e di genere,
presieduto dalla Consigliera alle Pari Opportunità Nadia Pompini.
Proprio la video-testimonianza di un’orfana di femminicidio ha quindi introdotto il delicatissimo tema al centro del convegno “Oltre il silenzio”: Giovanna ha infatti ripercorso la sua dolorosa, personale vicenda che da
bambina l’ha vista perdere la madre e la nonna per mano di suo padre biologico. La stessa Giovanna però, oggi docente di una scuola del piacentino, ha anche parlato del suo percorso di rinascita nel quale i suoi genitori adottivi hanno avuto un ruolo fondamentale. Per questo, appena divenuta maggiorenne, come un grazie perenne, ha scelto di prendere il loro cognome: Cardile. “Gli orfani di femminicidio rimangono soli e patiscono ferite profonde sul piano personale, sociale ed economico – ha evidenziato Gloria Zanardi, Consulente esterno della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere -: momenti di riflessione e confronto, soprattutto con il coinvolgimento delle nuove generazioni, aiutano a comprendere i loro bisogni e a costruire una cultura di solidarietà concreta. Il legislatore, anche grazie al lavoro della Commissione parlamentare sul femminicidio, ha rafforzato con il tempo gli strumenti a loro tutela – ha osservato Zanardi -, ma occorre continuare a consolidare la rete di sostegno e la consapevolezza collettiva”. Zanardi ha inoltre compiuto un excursus sulle leggi vigenti in materia.

Al convegno sono intervenute anche Donatella Scardi ed Anna Gallazzi del Centro antiviolenza “La città delle donne O.d.v.” che hanno evidenziato l’importanza della diffusione della cultura del rispetto e della parità
di genere quali strumenti di prevenzione.
La parola è poi passata a Roberta Beolchi, presidente dell’associazione “Edela” per gli orfani di femminicidio e autrice del libro “Fata Mamy e la magia dell’amore”, già presentato alla Camera dei Deputati: un volume
finalizzato ad insegnare ai più piccoli, grazie ad una storia fiabesca, il valore delle relazioni sane, l’importanza di accettare un no e di riconoscere la bellezza delle differenze, un libro la cui prefazione è stata curata proprio dalla Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere Onorevole Martina Semenzato.
“L’obiettivo di questo Tavolo è trasformare i convegni in azioni concrete – ha spiegato la Consigliera provinciale alle Pari Opportunità Nadia Pompini, Presidente del Tavolo contro la violenza alle donne e di genere -. Parlando di orfani di femminicidio oggi, di fatto, arriviamo a parlare della violenza assistita: dunque, come riconoscere i segnali? Come interpretarli? Su questo fronte, la Provincia si è impegnata in questi mesi offrendo una formazione mirata per docenti, acquistando e distribuendo il libro “Fata Mamy e la magia dell’amore” per educare i più piccoli al rispetto e promuovendo vari progetti nelle scuole.

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