SORESI REPLICA ALLA MAGGIORANZA: “MOZIONE RESPINTA PERCHE’ L’HO PRESENTATA IO”

La capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi è tornata sulla sua mozione presentata nell’ultima seduta di consiglio, volta a prevedere strumenti per le donne vittime di violenza e stalking, respinta dalla maggioranza. La stessa maggioranza che, poche ore dopo,  attraverso una nota ha motivato ulteriormente il voto contrario (https://www.zerocinque23.com/attualita/maggioranza-su-violenza-di-genere-cambiamo-il-paradigma-agiamo-sulla-societa-perche-nessuno-si-senta-legittimato-ad-esercitare-violenza/)

In particolare ciò che la maggioranza non avrebbe gradito sarebbe stato il “tono” con cui la mozione è stata presentata; “mi sorprende molto questa affermazione – scrive Soresi in un comunicato – chiunque possa ascoltare lo streaming del Consiglio, disponibile online, noterà che la mia presentazione è stata pacata, perché non volevo che un tema così delicato potesse essere oggetto di qualsivoglia polemica politica. Spiace che, invece, il centrosinistra abbia alimentato la polemica non solo in Consiglio Comunale, ma – a quanto pare – anche successivamente, su un tema che invece meriterebbe un messaggio unitario e condiviso.
Dire che i miei toni avrebbero rappresentano un ostacolo per l’approvazione, è quindi una falsità che tutti possono appurare. La verità è invece che la mozione non è stata accolta semplicemente perché la presentavo io: prova ne è il fatto che, in altre occasioni, sono state accolte mozioni, presentate da altri componenti della minoranza, nonostante l’impegno del Comune fosse già in atto, così come spesso sono accolte mozioni senza che, successivamente, siano messe in pratica”.

Rispetto poi al contenuto della mozione,  Soresi precisa che i corsi di autodifesa personale rappresentano solo una parte della stessa: “chiedevo infatti anche fondi per supporto economico, giuridico e psicologico alle vittime e maggiore collaborazione con il Centro Antiviolenza di Piacenza.
Il rifiuto è stato dapprima motivato sostenendo che questi strumenti sarebbero già attuati. Nella pratica, tuttavia, non è così. O meglio, lo sono solo in parte. E non lo dico solo io: nella mia attività professionale seguo molte donne vittime di stalking e violenza, e tutte confermano le stesse difficoltà economiche e organizzative. Evidentemente non si sta facendo abbastanza.

Un secondo argomento, usato da alcune esponenti del centrosinistra, è stato che i corsi di autodifesa sarebbero inutili (salvo poi appartenere alla stessa Amministrazione che, invece, li propone, seppur – a mio avviso – con troppa sporadicità) in quanto sarebbe invece necessario agire sugli autori della violenza. Questo è fondamentale, e nessuno lo mette in discussione. Tuttavia, rifiutare una mozione solo perché prevede strumenti concreti di autodifesa per le donne, senza escludere parallelamente interventi sugli uomini, mi sembra del tutto ingiustificato e controproducente.
Una consigliera si è spinta oltre, sostenendo addirittura che i corsi di autodifesa non servirebbero poiché le donne rimangono comunque più deboli fisicamente. Questa affermazione mi lascia veramente amareggiata, non solo perché è davvero di cattivo busto, ma anche perché ignora totalmente l’efficacia dei percorsi di prevenzione e formazione.
Personalmente ritengo invece che questi corsi siano molto utili.
Evidentemente non sono la sola, considerando che in altri Comuni, anche della provincia, sono organizzati con cadenza mensile. A tal proposito, alcuni istruttori che tengono tali lezioni nei Comuni limitrofi, mi hanno contattata offrendosi di realizzarle gratuitamente, proprio perché li ritengono importanti per la tutela e la sicurezza delle donne.
Sgomberato, dunque, anche il problema relativo ai costi (ammesso che potesse essere quello), visto che i corsi sarebbero gratuiti. Va altresì detto che i Comuni della provincia che attuano queste attività investono circa 600 euro per un anno di lezioni a cadenza mensile. Un Comune come il nostro – che è stato capace di spendere 19.000 euro per noleggiare ombrelli colorati per tre mesi – penso non abbia problemi ad affrontare una spesa così ridotta.
Auspico quindi che il Comune prenda in considerazione la gentile offerta di questi istruttori: sarò ben lieta di fornire loro i relativi nominativi. Se non lo farà, mi rendo disponibile sin da ora ad aiutare questi istruttori per organizzarli privatamente”.

 

SEMINAT, APIMELL, BUON VIVERE: LE TRE FIERE DI PRIMAVERA, NEL WEEK END A PIACENZA EXPO

Tornano a Piacenza Expo le tre “fiere di primavera”: Apimell, Seminat e Buon Vivere, in programma da venerdì 6 a domenica 8 marzo. Un fine settimana dedicato all’apicoltura, al verde, alla natura e alle tipicità enogastronomiche italiane grazie alla contemporanea presenza di queste tre storiche rassegne, che rappresentano un importante punto di riferimento nel calendario fieristico nazionale e internazionale.
Fiere presentate in conferenza stampa alla Banca di Piacenza alla presenza di Lodovico Mazzoni, Viceresponsabile Area credito dell’Istituto bancario locale, del Presidente di Piacenza Expo, Giuseppe Cavalli, insieme alla Vicepresidente Elisabetta Montesissa e al Consigliere Davide Villa, di Gregorio Amoretti, Responsabile organizzativo dei tre eventi fieristici, e di Ernesto Torretta, Presidente dell’Associazione apicoltori piacentini.

“Come Banca locale – ha sottolineato Mazzoni – abbiamo a cuore la promozione e la valorizzazione del territorio, un obiettivo che ci accomuna a Piacenza Expo che da tanti anni svolge un importante lavoro a favore della crescita dell’economia locale”.
Promozione e valorizzazione del territorio grazie anche ad eventi fieristici come Apimell, Seminat e Buon Vivere che, pur avendo un respiro nazionale e internazionale, porteranno a Piacenza Expo diverse realtà ed eccellenze locali come il Consorzio salumi DOP piacentini, il Mercato di Campagna Amica di Coldiretti e le aziende di Confcooperative Piacenza.

“Piacenza Expo è la vetrina del nostro territorio – ha evidenziato Cavalli – una mission che cerchiamo di perseguire attraverso un’intensa e qualificata attività riconosciuta e apprezzata nel panorama fieristico italiano. Apimell, Seminat e Buon Vivere, pur avendo tante edizioni alle spalle, si consolidano e crescono nel tempo: 140 espositori per Apimell con un +5% rispetto al 2025, 60 per Buon Vivere con un + 9% e Seminat che quest’anno avrà anche nuove aree espositive. Merito della nostra struttura organizzativa e operativa, che sa lavorare con competenza e professionalità”.
Apimell, la più importante e qualificata mostra-mercato dedicata ai prodotti, alle attrezzature e alle tecnologie per l’apicoltura di tutta Europa, arriva quest’anno alla sua 42ª edizione con un’ampia area espositiva di materiali, strumenti e tecnologie per la gestione dell’alveare, un nuovo magazine con le voci delle associazioni e un ricchissimo programma dei momenti di approfondimento.

“In tutto – ha aggiunto Amoretti – saranno trenta gli appuntamenti tematici tra corsi, convegni, seminari, workshop, laboratori e degustazioni guidate. Degustazioni che animeranno anche Buon Vivere, evento dedicato alle eccellenze e alle tipicità enogastronomiche delle regioni italiane, mentre Seminat avrà un nuovo spazio “Open Garden” con mobili e cucine da giardino che ospiteranno anche vari showcooking, oltre ai corsi pratici tenuti dal Centro di formazione Tadini e dall’Istituto Agrario Raineri-Marcora”.

“Siamo al fianco di Piacenza Expo da oltre quarant’anni – ha precisato Torretta – e abbiamo visto crescere negli anni questo evento diventato punto di riferimento per il settore a livello europeo. Anche quest’anno porteremo il nostro contributo con un importante e qualificato convegno, ma anche con la presenza dei nostri associati che contribuisce alla valorizzazione del miele piacentino”.

MAGGIORANZA SU VIOLENZA DI GENERE: “CAMBIAMO IL PARADIGMA: AGIAMO SULLA SOCIETA’ PERCHE’ NESSUNO SI SENTA LEGITTIMATO AD ESERCITARE VIOLENZA”

La maggioranza consiliare è tornata sul tema della violenza di genere sollevato dalla mozione della consigliera Sara Soresi che non è stata approvata. Di seguito il testo della nota.

La mozione presentata nei toni e nei linguaggi usati non ha di fatto riconosciuto l’impegno attualmente profuso dal Comune: tutti i punti elencati dalla mozione sono di fatto già attenzionati dall’Amministrazione e dagli Uffici.
Del resto sarebbe stato possibile invece arrivare a convergenza unitaria su una mozione che si caratterizzasse come stimolo a fare ancora di più.

Quando si parla di violenza di genere dobbiamo avere il coraggio di dire una cosa con chiarezza: è un fenomeno profondo, culturale e sociale, che riguarda tutte e tutti noi come società.

Per troppo tempo — spesso anche in buona fede — il discorso pubblico ha mandato un messaggio implicito: che le donne debbano proteggersi meglio, difendersi meglio, stare più attente.
Ma questo approccio, oggi, non è più sufficiente e rischia di essere profondamente ingiusto perché sposta il peso della prevenzione su chi subisce la violenza, invece che su chi la compie.

La violenza non nasce soltanto da una mancanza di autodifesa, ma nasce anche da una cultura del possesso, del controllo, della disuguaglianza, dalla difficoltà di accettare il limite e il rifiuto. Per questo il vero cambio di paradigma è chiaro: non possiamo più concentrare l’attenzione su come le potenziali vittime debbano difendersi, ma su come la società debba impedire che qualcuno si senta legittimato ad esercitare violenza. Questo significa parlare, soprattutto nelle scuole, di educazione, di responsabilità, di relazioni sane, di rispetto del consenso.

Significa intervenire sugli autori, sui contesti, sui modelli culturali che rendono possibile la violenza e significa anche riconoscere una verità importante: la responsabilità non è e non può essere individuale di ogni singola donna. Se così fosse, significherebbe accettare che la violenza sia un destino inevitabile da cui ciascuna deve imparare a difendersi da sola. Noi non possiamo accettarlo. La violenza di genere è una ferita collettiva e, come tutte le ferite collettive, chiama in causa la responsabilità dell’intera società: delle istituzioni, della cultura, dell’educazione, delle relazioni quotidiane.

Proprio per questo, questa Amministrazione e la Commissione Speciale delle Consigliere Elette lavorano costantemente attraverso audizioni, confronto con i servizi, con il centro antiviolenza, con il CIPM e con le realtà del territorio, per rafforzare le reti e comprendere ogni giorno come affrontare concretamente questo fenomeno complesso.

In merito alla prevenzione dei fenomeni di violenza fisica, verbale, virtuale e psicologica a cui, ancora oggi, molte donne — dalle adolescenti alle madri di famiglia — sono sottoposte, è fondamentale continuare il percorso promosso insieme a scuole, associazioni e centri antiviolenza con programmi di educazione al rispetto e alla parità di genere. Proseguono le campagne di sensibilizzazione, i progetti educativi rivolti alle giovani generazioni e le iniziative culturali volte a contrastare modelli patriarcali che ancora alimentano dinamiche di controllo e disuguaglianza. Nell’ottica della prevenzione rientra anche la formazione specifica degli operatori coinvolti, perché proteggere tempestivamente le vittime e prevenire la recidiva richiede competenze, coordinamento e consapevolezza. Parallelamente, l’obiettivo dell’Amministrazione è il rafforzamento continuo di una rete di sostegno alle donne, affinché chi decide di uscire da una situazione di violenza trovi protezione, accoglienza e accompagnamento concreto. Una rete solida significa non lasciare nessuna sola, garantire ascolto, sicurezza e reali opportunità di autonomia.

Questo è l’impegno che portiamo avanti: sostenere il centro antiviolenza, investire nella prevenzione culturale, rafforzare i servizi e costruire collaborazione tra istituzioni e territorio. Per questo il nostro impegno non è mai stato e non sarà mai in discussione, ma deve essere un impegno che guarda alle cause profonde, non solo alle conseguenze. Perché una società davvero giusta non è quella in cui le donne imparano a difendersi meglio.
È quella in cui non devono difendersi affatto.

PROGETTO VITA NELLE SCUOLE: SARANNO I DOCENTI GLI ISTRUTTORI NELL’USO DEL DEFIBRILLATORE

Non è il primo anno che Progetto Vita entra nelle scuole piacentine, ma la novità è che saranno i docenti ad insegnare e sensibilizzare gli studenti all’uso del defibrillatore. Come a dire che in più si è in grado di utilizzarlo, maggiore sono le possibilità di salvare vite. L’amministrazione provinciale proprietaria della scuole superiori e delle palestre, quella comunale titolare delle scuole primarie e secondarie di primo grado, il Coni, l’Ufficio Scolastico Provinciale e Progetto Vita hanno rinnovato il protocollo per l’accordo formativo all’interno delle scuole. A breve, il progetto riceverà il placet anche del Ministero dell’Istruzione e del Merito che lo porterà a raggiungere ad espandersi a livello nazionale nelle scuole.

CHIUSURA SUPERMERCATI SIGMA: SOLIDARIETA’ BIPARTISAN AI LAVORATORI. INFANTINO “LA REGIONE SI IMPEGNI DI PIU'”. BARBIERI “SI APRA ANCHE UN TAVOLO PREFETTIZIO”

Solidarietà bipartisan dall’aula consiliare di Palazzo Mercanti verso i lavoratori del gruppo Realco di Reggio Emilia. Le difficoltà economiche del gruppo hanno portato, anche sul territorio piacentino, alla chiusura di quattro punti vendita gestiti da Sigma. tre dei quali si trovano in città e uno a Castel San Giovanni. “Settanta i lavoratori rimasti senza un lavoro, l’impatto sociale è veramente importante” ha detto il consigliere di Piacenza Coraggiosa Boris Infantino, il primo a sollevare la questione in aula nel corso delle comunicazioni, che ha aggiunto “le istituzioni hanno l’obbligo di intervenire, credo si debba fare molto di più, c’è un tavolo regionale su cui bisognerebbe fare di più”.

Sulla stessa linea anche la consigliera della civica di centro destra Patrizia Barbieri “c’è un tavolo regionale ma credo che, quando ci sono crisi così ampie, sia doveroso e necessario aprire anche un  tavolo prefettizio  come fu per Fedex-Tnt”.

Il consigliere di Alternativa per Piacenza Stefano Cugini, oltre a ribadire la solidarietà per i lavoratori e le loro famiglie, ha allargato il discorso ai dati allarmanti che riguardano la cassa integrazione sul territorio piacentino “uno scenario impossibile da ignorare – ha detto – che ci vede in controtendenza rispetto alla regione: la cassa integrazione è crescita del 58% rispetto al 2024; insieme a Parma, siamo l’unica nota stonata della regione che altrimenti terrebbe. La cassa integrazione poi è triplicata, le aziende stanno lottando per non chiudere: per questo chiediamo alla giunta di avviare una seria relazione con le parti sociali”.

Anche la capogruppo di FdI Sara Soresi ha citato la situazione dei settanta lavoratori Sigma, “con l’auspicio – ha detto – che la regione si faccia carico della situazione”.

 

RABUFFI, APP: “SULLA SEDE DI FORZA NUOVA DAL COMUNE UN SILENZIO IMBARAZZANTE”

“Un silenzio totale, imbarazzante e fragoroso”. Così il consigliere di Alternativa per Piacenza Luigi Rabuffi definisce la reazione dell’amministrazione davanti all’apertura della sede di Forza Nuova, inaugurata pochi giorni fa, all’interno del centro commerciale Farnese. Si sarebbe invece aspettato una risposta ben diversa da parte del Comune; “come la sindaca di Genova Silvia Salis – ha detto Rabuffi – che ha definito la sede di Casa Pound, in città, una provocazione, una presenza non gradita, contraria ai valori repubblicani”.

“Quella vetrina – ha incalzato Rabuffi – non ha nulla di commerciale, solo ideologico, solo prodotto avvelenato e tossico che richiama pagine drammatiche della storia nazionale. Segni che rievocano “idoli” intramontabili. Piacenza non ha bisogno di questa vetrina, Piacenza, medaglia d’oro al valore militare, deve dire basta alle provocazioni, e avrebbe dovuto farlo con la voce della sindaca, dell’assessore alla cultura della memoria, dell’assessore al commercio, orgogliosamente. Invece nulla. Per fortuna ci sono state diverse posizioni, tra cui ApP e altre associazioni,  a testimonianza che Piacenza sa che da che parte stare. A rimetterci saranno i commercianti del centro commerciale Farnese. Un caffè con Katia,  – ha detto Rabuffi rivolgendo un invito alla sindaca – lo organizzi al bar del centro commerciale”.

Intanto, il consigliere di ApP ha richiesto, attraverso un accesso agli atti, la documentazione eventualmente prodotta dalla Polizia Locale (relazione di servizio, relazione ispettiva, verbali, parere) o dagli Uffici comunali competenti per verificare, autorizzare e legittimare l’apertura della sede (e la relativa esposizione di materiale di propaganda politica) nelle vetrine del Centro Commerciale.

VIOLENZA DI GENERE, TRESPIDI “IN PRIMIS SI AGISCA SULLE FAMIGLIE. LA SCUOLA E’ UN OSSERVATORIO PRIVILEGIATO”

Pur premettendo che la mozione non andava letta in chiave politica ma in termini di aiuto e sostegno alla donne vittime di violenza, non ha ottenuto l’approvazione. Per la precisione 16 voti contrari della maggioranza, 10 favorevoli del centro destra e quattro non partecipanti (Alternativa per Piacenza, e i consiglieri Casati e Anelli).
La consigliere Soresi aveva proposto un corso gratuito di autodifesa, un fondo per le vittime di violenza e un maggior sostegno al centro antiviolenza.
Tanto si sta già facendo – ha replicato l’assessora Corvi – sappiamo che purtroppo la gran parte degli eventi avviene in ambito domestico: per cui la tecnica di autodifesa diventa ininfluente. Diverse donne sono ricorse alla fondazione emiliano romagnola per le vittime di reato, alcuni alloggi sono stati messi a disposizioni delle vittime di violenza, “perché sappiamo – ha sottolineato Corvi – il problema è la fase successiva all’emergenza”.

La discussione ha portato a sollevare diverse riflessioni: una delle più significative, che conferma uno spaccato preoccupante, è quella portata all’attenzione dal consigliere Trespidi. Dalla sua posizione di docente e vice presidente di una scuola superiore della città, Trespidi ha riscontrato più di una volta quanto sia in aumento il fenomeno delle violenze domestiche dei genitori, in particolare padri, nei confronti delle figlie, soprattutto all’interno di alcune famiglie straniere.

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REFERENDUM, SEN. GASPARRI: “LA VITTORIA DEL SI’ RAFFORZERA’ L’AUTONOMIA DELLA MAGISTRATURA”

“Sarà proprio la vittoria del sì a rafforzare l’autonomia della magistratura, a dispetto di quanto sostiene il centro sinistra”. Ne è convinto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri arrivato a Piacenza su invito del comitato nazionale Cittadini per il Sì. A fianco del senatore azzurro altri esponenti regionali e locali di Forza Italia. Tra il pubblico anche alcuni rappresentanti del centro destra locali tra cui Patrizia Barbieri, Jonathan Papamarenghi, la sindaca di Rottofreno Paola Galvani.

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IL MINISTRO GIULI PER LA MOSTRA SGUARDI SULL’AFRICA. “IL MATRIMONIO TRA I DUE ECCE HOMO AVVERRA’ A PIACENZA”

Una mostra di livello internazionale che può rientrare, a pieno titolo, come tappa del percorso che porterà piacenza a candidarsi come capitale europea della cultura 2033.
lo ha sottolineato la sindaca Tarasconi durante l’inaugurazione di Sguardi sull’Africa, la mostra che dal primo marzo al 4 maggio allestita, in un sapiente allestimento, a Palazzo Gotico. 250 opere, per lo più facenti parte della collezione di Bruno e Paolo Giglio, suddivise in quattro sezione, tra tele e statue.

All’evento ha partecipato anche il ministro alla Cultura Alessandro Giuli che ha annunciato la disponibilità e collaborazione parlando di Piacenza come di una città “fondamentale” nell’ampio progetto di “diplomazia culturale” del suo Ministero e del Governo.

Ad accompagnarlo il collega, Tommaso Foti, che non poteva mancare ad un evento così importate per la sua città. Foti ha fatto riferimento alla visita che, poco prima dell’inaugurazione di oggi, il ministro Giuli ha fatto al Collegio Alberoni dove è custodito uno straordinario Ecce Homo di Antonello Da Messina. Considerato che di recente proprio il Ministero della Cultura ha acquistato all’asta un altro Ecce Homo di Antonello Da Messina di grande valore, il ministro Foti ha annunciato che il “primo matrimonio” tra i due capolavori avverrà proprio a Piacenza, città Primogenita d’Italia.
un altro importante passo verso la candidatura a Capitale europea della Cultura ma soprattutto – come ha sottolineato il ministro Foti – la prova che “anche le città di provincia sanno dimostrare all’Italia che si possono fare grandi cose”.

CASSA INTEGRAZIONE: NEL 2025, IN PROVINCIA DI PIACENZA ORE AUMENTATE DEL 60%

Nel 2025 le ore di Cassa Integrazione autorizzate a sostegno dei lavoratori delle imprese piacentine in difficoltà sono state 1 milione e 874 mila 1 , in aumento del 58,5% rispetto all’anno precedente (+691mila
ore). L’incremento della CIG è risultato da noi decisamente più elevato di quello registrato a livello nazionale (+10,3%), ma soprattutto in controtendenza rispetto all’andamento medio regionale (-5,5%), dove si è osservata in particolare una riduzione delle ore a Reggio Emilia, Modena e Bologna, oltre che in provincia di Rimini. Da questo punto di vista, solo Parma condivide il trend non positivo di Piacenza, anche se in entrambi i casi i volumi complessivi di CIG rimangono sempre molto contenuti a confronto con gli altri territori.

La ripartizione in base alla tipologia di Cassa evidenzia per Piacenza 1.137.000 ore autorizzate (pari al 61% del totale) relative ad interventi ordinari (a sostegno delle crisi congiunturali), e 737 mila ore relative ad interventi straordinari (a sostegno delle crisi strutturali e delle riconversioni aziendali), risultando azzerata anche nel 2025 la cassa integrazione in deroga. La CIG ordinaria registra a Piacenza un aumento del 17% rispetto al 2024 (circa 160 mila ore in più), mentre diminuisce a livello regionale (-19%) e nazionale (-13%); le ore di Cassa straordinaria sono invece più che triplicate, ben 528 mila in più, a fronte di una crescita molto meno sostenuta in Emilia-Romagna (+34%) e in Italia (+58%).

A livello settoriale è sempre l’industria manifatturiera ad assorbire (stavolta con una quota vicina al 90%) la quasi totalità della CIG nel 2025, per un totale di 1 milione 642mila ore. L’incremento rispetto all’anno precedente è del 73% (+693mila ore), concentrato all’interno della meccanica (+482mila),
della chimica-gomma-plastica (+216mila), dell’editoria e della stampa (+101mila), delle lavorazioni dei minerali non metalliferi (+82mila). Il comparto delle costruzioni ha pesato invece per il 6% del totale delle ore
autorizzate, circa 120mila, in diminuzione del 34% rispetto all’anno precedente. Residuali infine sono risultati il commercio e gli altri settori del terziario, tra cui la logistica (poco più di 3mila ore).

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