Raccontare storie solo apparentemente secondarie: è questa l’essenza del mestiere del giornalista. Lo ha detto Domenico Iannacone, giornalista di Rai 3, per anni nella redazione di Ballarò ed ora reporter di Presa Diretta con Riccardo Iacona. Ha partecipato all’incontro organizzato da Svep Quando il giornalismo racconta la vita rispettando la dignità insieme ai redattori di Radio Shock e al dott. Emanuele Guagnini. Come si raccontano le storie e come si trasmettono al pubblico televisivo, avendo cura di rispettare le persone di cui si parla? “Raccontando con serietà senza giudicare quello che si vede, ascoltando le persone” quello che Iannacone mette in pratica ogni volta che scrive e monta un’inchiesta che verrà trasmessa in tv. “Per raccontare bisogna sporcarsi la mani” ha detto, nel senso che bisogna ascoltare le storie, le persone, sedersi al tavolo con loro. Da che sguardo parte il suo giornalismo? gli hanno chiesto. “Guardando dove non guardano gli altri” ha risposto “con uno sguardo empatico che mette in sintonia giornalista e intervistato”. Come è accaduto con lo speciale “L’ultimo giorno” dove Iannacone ha raccontato l’ultimo giorno alla Mivar, azienda specializzata nella produzione di televisioni. Lo stesso sguardo empatico che anima la redazione di Radio Shock, da dieci anni impegnato nella scommessa, decisamente vinta, di sdoganare la malattia mentale contro lo stigma.
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