RACCOLTA RIFIUTI PUNTUALE, IREN: “LA DIFFILCOLTA’ MAGGIORE E’ IL CAMBIAMENTO”. POTENZIATA LA COMUNICAZIONE. CENTRO DESTRA “SISTEMA FALLIMENTARE”

A parere dei vertici di Atersir e Iren è questione di abituarsi al cambiamento e all’inziale disorientamento che la novità porta con sé. Stiamo parlando del sistema di raccolta puntuale dei rifiuti che entrerà a pieno regime, anche a Piacenza, a partire dal 2026. “Attualmente – ha precisato l’assessore all’ambiente Serena Groppelli – siamo nella fase di comunicazione e di conferimento dei bidoncini ai cittadini, per partire, il prossimi anno, con la vera e propria raccolta puntuale. Quest’anno ci servirà anche per capire le difficoltà e proporre insieme soluzioni anche per rimodulare i servizi. L’obiettivo – specifica l’assessore – è quello regionale di arrivare all’80 per cento nel 2027, oggi siamo al 75 per cento”.

La commissione ad hoc era stata chiesta dalla minoranza proprio per capire se esistono margini di modifica del nuovo sistema definito dalla consigliera Sara Soresi “fallimentare perché crea disagi enormi ai cittadini, le segnalazioni sono quotidiane, a partire dai bidoncini che invadono i marciapiedi soprattutto nelle zone dove sono presenti più condomini. Pensiamo poi – ha proseguito la consigliera – alle famiglie con bambini piccoli che indossano pannolini che producono più rifiuto residuo, col rischio che venga lasciato in strada per giorni; è possibile un’alternativa alla sistemazione sui marciapiedi? avete pensato ad un sistema di controllo effettivo per evitare l’abbandono dei rifiuti? – ha chiesto Soresi”.

“Riceveremo tutte le segnalazioni per capire come e dove migliorare – ha detto Vito Belladonna direttore di Atersir: “L’obiettivo è di recuperare dai rifiuti il massimo possibile di residui per limitare il consumo di nuovi materiali di cui siamo scarsi. Questo è il focus”.

Federica Grassi, amministratore delegato di Iren Piacenza ha spiegato che “il modello, già adottato con ottimi risultati a Reggio Emilia e Parma, è quello con contenitori da 40 a 120 litri per le utenze domestiche e superiori per quelle industriali/non domestiche, con lettura delle quotature effettuate in base all’esposizione. Abbiamo avviato un tavolo tecnico per esaminare le situazioni più critiche nell’applicare il modello proposto dalla gara, anche suggerendo modelli di flessibilità come accesso controllo ma anche le casette informatizzate, accessibili h24. Per il resto delle altre accolte nulla cambia. Il tema degli abbandoni è cogente e deve essere valutato: sono previste attività di raccolta nella micro discariche e accertatori per ricondurre ad un soggetto la responsabilità dell’abbandono. Non possiamo certamente sottovalutare le difficoltà che incontrano i cittadini davanti alla novità – ha ammesso Grassi – per cui dobbiamo offrire dialogo attraverso assemblee  e incontri. Tutte le chiamate ai nostri canali vengono monitorate e tracciate. La comunicazione è molti importante, per far comprendere ai cittadini l’applicazione di un modello. La difficoltà maggiore è il cambiamento di abitudine. Con un percorso lungo credo che si risultati arriveranno”.

Per quanto riguarda il tema dei controlli, il presidente di Iren Piacenza Samuele Raggi ha spiegato che “gli accertatori sono passati da due a sei, di cui due nel comune di Piacenza – ribandendo come – per noi la comunicazione è fondamentale per cui abbiamo un calendario di incontri pubblici, oltre che aumentare la distribuzione di materiale informativo”.

Una novità sarà l’introduzione delle eco-station, ad accesso controllato per le 24 ore. “Sarano estese a tutta la città – ha spiegato Domenico Mazzocchi responsabile provinciale raccolta e spazzamento Iren – ma non devono essere intese come metodo alternativo di raccolto, ma esclusivamente complementare, pensate soprattutto per gli anziani che hanno difficoltà a muoversi e delegano la raccolta e per chi, sapendo di andare in ferie, non può portare il bidoncino dell’indifferenziata fuori la sera prima della raccolta”.

RACCOLTA DIFFERENZIATA: I CONSIGLIERI DI OPPOSIZIONE CHIEDONO UNA COMMISSIONE AD HOC

I consiglieri di centro destra, i liberali e Alternativa per Piacenza hanno chiesto la convocazione della commissione 4 al fine di audire i vertici di Iren Ambiente, Atersir. Una richiesta motivata, si legge, “dalle svariate lamentele dei cittadini residenti in diversi quartieri della città e delle frazioni, in merito alla nuove modalità di raccolta domiciliare dei rifiuti”. In particolare si osserva come “il nuovo metodo di raccolta sia coincidente con un aumento dei rifiuti abbandonati sul ciglio della strada, sui marciapiedi e sui canali”; per questo i consiglieri desiderano poter avere un incontro con i vertici di Iren ed Atersir per sottoporre loro eventuali alternative.

PARTE DAI CONSIGLI COMUNALI LA LOTTA PER L’ACQUA PUBBLICA

La privatizzazione della gestione del servizio idrico divide. Divide i gruppi consiliari dei comuni della provincia. La delibera del 3 luglio scorso, in cui l’assemblea di Atersir ha deciso di privatizzare, di fatto, la gestione del servizio idrico attraverso gare, sta creando profonde rotture. E proprio dai consigli comunali parte la lotta per cambiare questa decisione. Secondo i comitati a favore dell’acqua pubblica e i partiti, come Rifondazione Comunista che da sempre è a favore della pubblicizzazione, la decisione presa dai sindaci, con la sola astensione del comune di Ottone, viene giudicata antidemocratica e – si legge in una nota “in spregio del voto della maggioranza assoluta degli elettori italiani (27 milioni) e piacentini (106.000) espresso nel referendum del 2011, con il quale i cittadini hanno dichiarato apertamente di volere un affidamento diretto del servizio idrico ad una società pubblica senza scopo di lucro, fuori dalle logiche del mercato e del profitto, in quanto l’acqua non è una merce come le altre, ma un bene comune essenziale alla sopravvivenza di ogni essere vivente, e pertanto non può essere oggetto di speculazione”. Viene denunciata anche una sorta di spinta verso una decisione presentata da Atersir come urgente sostenendo che i comuni non sarebbero stati in grado di gestire una azienda di servizi di profilo industriale. Una evidente falsità secondo i comitati e rifondazione. “Lo dimostrano, in Italia, le tante società interamente pubbliche e affidatarie in house del servizio idrico (nel 43% dei comuni italiani) che gestiscono l’acqua, nella stragrande maggioranza con bilanci in attivo e con elevata efficienza”. “L’ affidamento in house ad una azienda pubblica potrebbe costare sui 35-40 milioni di euro – spiegano – un investimento che, come verificato in altre esperienze, non avrebbe interessato direttamente i Comuni, ma solo l’Azienda Pubblica, che avrebbe goduto nei 25 anni di concessione di un flusso di cassa dalle bollette ampiamente sufficiente alla restituzione del debito, oltre che coprire le spese di gestione, e garantire un dividendo di utili a favore degli stessi comuni”. Contro la decisione dei sindaci e di Atersir perte la mobilitazione dei consigli comunali, con la presentazione di mozioni da discutere e votare in cui si chiede una marcia indietro sul voto espresso a favore della delibera votata in Atesir del 3 luglio. Mozione già fatta propria e presentata da Consiglieri Comunali di Piacenza, Pontenure, Monticelli, Fiorenzuola, Villanova sull’Arda, e che altri consiglieri di altri comuni presenteranno nelle prossime settimane.

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ACQUA E RIFIUTI AI PRIVATI. M5S: “SPAZZATO VIA L’ESITO DEL REFERENDUM”

Dopo il voto dei sindaci della Provincia che hanno detto sì alla gara per l’affidamento dei servizi idrici e della gestione dei rifiuti, le reazioni della politica non si sono fatte attendere. In particolare è il Movimento 5 Stelle a rompere il silenzio che in una nota, il capogruppo in consiglio comunale Mirta Quagliaroli scrive “Spazzato via l’esito referendario dai sindaci, largo ai privati nella gestione dei servizi di acqua e rifiuti. Abbiamo buttato tre anni, abbiamo buttato tempo, denaro, abbiamo illuso i cittadini che votare serva ad esprimere la democrazia. Quella democrazia tanto declamata in campagna elettorale, quanto tradita nell’operato politico dei partiti. Come faranno i partiti a chiedere ancora fiducia ai cittadini e aspettarsi che gli stessi gliela concedano? L’astensionismo crescerà e la credibilità di queste classi politiche andrà sempre diminuendo.A cosa servono le intenzioni espresse nei programmi elettorali?” si domanda la capogruppo M5S. La nota prosegue: “Ho sentito cose all’assemblea di Atersir che voi umani non potete immaginare. E ve ne elenco qualcuna in modo che tutti possano trarre le dovute conclusioni: ll solo pensiero della gestione pubblica mi fa venire la pelle d’oca, Mai più gestioni pubbliche dei servizi, Diciamocelo il pubblico è inefficiente,  I comuni non hanno validi strumenti di controllo, ma percorreremo la strada della gara. Credo che i cittadini si sentano beffati e inutili, così come una beffa e inutile è stato il loro voto”. La decisione è stata fortemente criticata anche dal Comitato Acqua Bene Comune che ha definito la decisione presa dal consiglio locale di Atersir un “tradimento verso i cittadini che si sono espressi un modo opposto attraverso il referendum”.

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