REGIONALI: BONACCINI CONFERMATO PRESIDENTE. PIACENZA INVECE VOTA LEGA

L’Emilia Romagna ha deciso di non cambiare, di non “liberarsi” per dirla alla leghista, di non “legarsi” per dirla utilizzando lo slogan del movimento delle Sardine. Il presidente uscente Stefano Bonaccini è stato riconfermato con il 51,41% contro Lucia Borgonzoni candidata del centro destra ferma al 43,66%.
Un risultato finale lontano dal testa a testa su cui il centro destra aveva puntato negli ultimi giorni di campagna elettorale e come i sondaggi parevano, in effetti, confermare. Dati che hanno sperare fino all’ultimo la Lega di espugnare la regione governata dalla sinistra da cinquant’anni. Così non è stato, ed ora si impone una riflessione. Gli emiliano romagnoli hanno, evidentemente premiato il buon governo, hanno votato basandosi sui dati, sui risultati ottenuti, hanno cioè  mantenuto il voto sul piano locale e non nazionale come il leader della Lega Salvini ha fatto in questa lunga campagna elettorale. Le elezioni regionali potevano essere un test per le elezioni nazionali? Se così fosse il test avrebbe un risultato sfavorevole per il centro destra.
Il PD si conferma il primo partito in regione con il 34% dei voti, la Lega poco distante al 32%, il Movimento 5 Stelle invece è crollato al 3,4%, il vero sconfitto di queste elezioni. Un risultato così deludente avrà ricadute di pese sul governo nazionale o, detto in altre parole, il PD si farà forte del risultato ottenuto sulle future decisioni?
Un altro capitolo merita il discorso locale: Piacenza si conferma ancora, come era accaduto per le elezioni Europee del 2019, roccaforte della Lega, primo partito con il 44% dei voti, il PD si ferma al 24%, M5S 3,37%, Forza Italia 2,7%, mentre Fratelli d’Italia arriva al 13,7% dei consensi.
La candidata del centro destra Lucia Borgonzoni conquista 45 comuni su 46 con numeri importanti; l’unico comune dove il PD è il primo partito è Cerignale, il cui sindaco Massimo Castelli era candidato nella lista Emilia Romagna Coraggiosa a sostegno di Stefano Bonaccini.
Tra i candidati piacentini ricord di preferenze per il leghista Matto Rancan con 9272 voti, Valentina Stragliati 3984 e Giancarlo Tagliaferri con 3661. Per il centro sinistra Katia Tarasconi incassa 6117 preferenze. Risultati che determinano, le loro, l’ingresso nell’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. 

GOVERNO PD-M5S: QUALE FUTURO?

Quale futuro potrebbe avere un governo PD-M5S? Se lo chiedono molti elettori soprattutto di sinistra in questa fase di frenetiche consultazioni. Abbiamo chiesto l’opinione di due esponenti della sinistra piacentina: Gianni D’amo di Città Comune per cui l’obiettivo principale è “svelenire il paese” e Carlo Berra del PD secondo il quale “le cose non cambieranno in breve tempo”.

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IL “FENOMENO” SALVINI TRIONFA ANCHE A PIACENZA E PROVINCIA

Quello della Lega è stato un trionfo non solo a livello nazionale ma anche locale. In provincia di Piacenza ha raggiunto il 45.3% dei voti, a seguire il Partito Democratico con 19,4, terzo il Movimento 5 Stelle al 9,7 %. Seguono Forza Italia al 7,7 tallonata da Fratelli d’Italia al 6,6. +Europa è al 4,5 %

Un vero exploit se si confrontano i dati con le politiche del 4 marzo 2018 quando la Lega, pur confermandosi il partito più votato, aveva ottenuto il 27.5%, seguito dal M5S al 23.2% e PD al 17.6%. Ciò che balza all’occhio è l’emorragia di voti proprio del Movimento 5 Stelle che, a distanza di un anno, ha perso moltissimi consensi; al contrario il PD di Zingaretti ha guadagnato voti superando il Movimento sopratutto a livello nazionale.

Anche nel capoluogo la fotografia è pressoché la stessa, seppur una flessione della Lega che raggiunge il 38,2 %, mentre il Pd arriva al 23,6. Il Movimento 5 Stelle supera il 10 %. Forza Italia e Fratelli d’Italia appaiati al 7, mentre +Europa sfiora il 6.

In Emilia Romagna la Lega è il primo partito a Modena, Rimini, Parma, Ferrara e Forlì. Tra i capoluoghi emiliani Piacenza è la città dove si registra il miglior risultato di Matteo Salvini.

Un risultato, quello del partito di Salvini, che supera il dato nazionale che vede la Lega al 34% dei consensi. A seguire il PD con 22%, Movimento 5 Stelle 17%, Forza Italia 8.77% Fratelli d’Italia 4.47%, + Europa 3.09%.

Politicamente il risultato era evidente già dai primi exit pool: il trionfo della Lega su tutto il territorio e l’arresto del M5S che si è fermato alla metà dei voti dell’alleato di Governo. Un’evidenza che, c’è da immaginare, porterà a conseguenze sugli equilibri del Governo giallo- verde. Che piega prenderà il contratto che lega le due forze?

DAMILANO: “OGNI GENERAZIONE HA LA SUA RESISTENZA”

La resistenza vista e vissuta con gli occhi e il cuore dei più giovani sui quei valori che costituiscono proprio il loro futuro: lavoro, istruzione e ambiente.

“Perchè ogni generazione ha la sua resistenza da fare, partendo da quella di oggi per l’europa, futuro e ambiente”. Così il direttore de l’Espresso Marco Damilano nel suo intervento all’iniziativa La notte prima della libertà, organizzato dal Partito Democratico di Piacenza.

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TARASCONI A DI PROFILO: “SUL NUOVO OSPEDALE PIACENZA E’ IN RITARDO”

Cosa è cambiato da quel “ritiratevi tutti” pronunciato all’assemblea del PD lo scorso novembre? Katia Tarasconi, consigliere regionale PD, aveva rivolto parole moto dure verso la platea degli iscritti “siete un agglomerato di singoli presuntuosi, arroganti e autorefenziali”.
E rispetto al nuovo ospedale “inizio a dubitare che ci siano i tempi”

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PATRIZIA CALZA: “OGNUNO INTERPRETI IL PROPRIO RUOLO AL MEGLIO”

Una voce che, all’interno del PD, si è sempre distinta per obiettività e franchezza. Patrizia Calza, sindaco di Gragnano, in procinto di candidarsi anche al secondo mandato, spiega a Di Profilo cosa significa oggi amministrare i piccoli comuni e le difficoltà che incontrano i sindaci. “Su alcune scelte della giunta Barbieri non sono d’accordo, ma lascio la critica a chi riveste questo ruolo in consiglio. Ognuno deve rappresentare il proprio ruolo”.

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BUSCARINI, PD: “STANCA E DELUSA DAL PARTITO”

Giorgia Buscarini, consigliere comunale PD e responsabile organizzazione del Partito. “Sono stanca e delusa da questo PD. A volte mi chiedo cosa ci sto a fare”. Par di capire che sarebbe necessario un cambio di passo, ma la classe dirigente dov’è?

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CUGINI E L’ULTIMA CHIAMATA AL PD. “CI RESTA LA PROVOCAZIONE”

Se non è una sferzata poco ci manca anche se, a dire la verità, da lui ci siamo abituati. Stefano Cugini, capogruppo in consiglio comunale del PD, torna a riflettere suo suo partito a cui tiene talmente tanto che cerca di dare uno scrollone per farlo riemergere dalla condizione di profondo stallo, per dirla edulcorata, in cui versa da tempo. Dall’assemblea romana dalla scorsa settimana poco o nulla è cambiato, anzi, forse peggiorato. E allora quello che resta è la provocazione, scrive Cugini, rivolgendosi alla “masnada di illuminati strateghi”, affidando ad un post alcune riflessioni. Partendo dalle dimissioni in blocco della direzione incapace, evidentemente nell’ultimo periodo, di calarsi nel ruolo; un percorso di contatto vero e autentico nei circoli unico luogo dove si percepiscono i bisogni; mozioni congressuali elaborate dal basso perché più si sale meno più si perde il contatto con la realtà; primarie sui contenuti e non per individuare una leadership, cosa che dovrà avvenire solo in un secondo momento.
Un sistema snello, lo definisce l’esponente piacentino, credibile, cosa che manca oggi, scrive autocriticamente.
Sarà utopia, si domanda? Forse. A noi suona più come l’ultima chiamata.

CUGINI: IN BILICO NEL PD TRA SMARRIMENTO E PASSIONE PER LA POLITICA

Stefano Cugini, ex assessore comunale della giunta Dosi, da un anno capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico ha la passione per la politica, altrmenti, par di capire, forse avrebbe già lasciato. Un partito che a livello locale, nonostante tutto, da l’idea di uscire in modo unitario, ma che, al contario, a livello nazionale naviga nel più totale smarrimento.

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CUGINI-PD: SIAMO AI FERRI CORTI?

Se non è insoddisfazione poco ci manca, o almeno questa è la sensazione leggendo alcuni post. Stefano Cugini, oggi capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico, ex assessore della giunta Dosi, non ha mai lesinato critiche verso il partito, ma oggi, almeno all’apparenza, sembra abbiano un sapore diverso. Molto più amaro.

Nei giorni delle febbrili consultazioni tra Movimento 5 Stelle e PD per il naufragato tentativo di trovare un punto di accordo in vista di un futuro Governo, Cugini aveva affidato al suo profilo Facebook alcuni riflessioni: “Serve una #consultazione con la base! Altrimenti la pillola per me sarebbe troppo indigesta. Oltre a questo, se é vero come il sorgere del sole che ci vuole un “nuovo” PD, di certo per ragionare insieme sarebbe necessario un altrettanto nuovo #M5S, che non mi sembra di scorgere all’orizzonte (se non in qualche sparuto caso)”.

Nuovo Pd, pillola indigesta, consultazioni. L’animo non è quello di un militante fiducioso che si mette nella mani del partito e attende. Anzi. Quello che si percepisce è un senso di vuoto, di mancanza, forse anche di aspettativa?

“Io come la penso già l’ho detto e per me le distanze sono inconciliabili (il riferimento è sempre all’ipotetico dialogo PD M5S ndr) Ma come la vedo io é relativissimo. Il punto però é che, presi uno a uno, sono altrettanto relativi i pensieri di tutti i dirigenti, notabili, caminettari e opinionisti alla bisogna. Pure quello del Segretario nazionale vale uno, se non si ha una linea. E allora, santo cielo, é così difficile per il #PartitoDemocratico chiedere formalmente il parere dei suoi iscritti? Che paura può mai esserci a consultare la propria base?”

Ad oggi la finestra di dialogo tra PD M5S sembra ormai chiusa, così come Renzi ha esplicitato durante l’intervista a Che Tempo che Fa, nonostante la linea dell’attuale segretario Martina avesse aperto, quantomeno, al confronto.  Ma fino a che punto questa situazione avrà conseguenze sulla tenuta del partito e non si rischi una nuova emorragia di voti? E le conseguenze a livello locale? Cugini in questa fase non commenta, almeno ufficialmente. Ma  ciò che affida ai social lascia poco spazio all’immaginazione. C’è all’orizzonte un abbandono del partito oltre che parecchio malessere?